Mirrorless: con la videocamera in tasca

Nell’ambito del film making professionale sta lentamente prendendo piede l’utilizzo di macchine mirrorless, come secondo corpo macchina da associare ad una videocamera o come corpo principale.

Con il passare del tempo questi strumenti, inizialmente pensati quasi soltanto per la fotografia, hanno acquisito sempre più caratteristiche che le hanno avvicinate al videomaking. Sebbene la forma e la struttura siano totalmente opposte rispetto a quello che è il form factor di una videocamera tradizionale, all’interno di quei piccoli corpi macchina vengono inserite svariate caratteristiche che, almeno sulla carta, le renderebbero totalmente capaci di competere con le corrispondenti macchine dedicate in tutto e per tutto al video. Chiaramente riguardo l’utilizzabilità e le funzionalità c’è ancora un abisso, ma queste piccole mirrorless sono ormai capaci di fornire un’esperienza di utilizzo in ambito video veramente di alto livello.

Prestazioni da prime della classe

Non è più una novità vedere una fotocamera ibrida mirrorless (top di gamma o quasi) che sia capace di registrare in 4K ad almeno 60fps, con un profilo colore flat e un bit rate di almeno 200Mbps. Queste caratteristiche potrebbero far salivare qualsiasi videomaker, ma non è tutto qui ed esistono marchi che, a prezzi decisamente accessibili, offrono mezzi con caratteristiche ancora superiori a quanto elencato.

Fujifilm nel corso degli ultimi anni ha arricchito la sua serie X di fotocamere totalmente complete dal lato video e Sony ha realizzato la a7s III, dalle performance video spettacolari. Non mancano ottimi prodotti anche in casa Panasonic, Nikon e Canon, che confermano l’idea per cui sia interesse comune quello di realizzare macchine ibride a prezzi esigui.

Potrebbe trattarsi di un deciso cambio di rotta, che porterà i produttori di videocamere a realizzare versioni più economiche e appetibili; sembra che la tendenza sia seguire le orme di Blackmagic, che con le sue Pocket Cinema Camera ha dato uno scossone al mercato.

Utilizzo e utilizzabilità

Nonostante sia ancora un’eresia associare una comune mirrorless all’ambito cinematografico, diventa sempre più comune vedere matrimoni, eventi e piccole produzioni girati con questi strumenti. Videomaker professionisti possono sfruttare appieno le potenzialità di questi piccoli gioiellini senza sentire la mancanza di una veria e propria videocamera, in particolare quando il team che si occupa delle riprese è composto da pochi individui.

In generale anche mirrorless dedicate al video come la Sony a7sIII sono mancanti di quel look cinematografico che viene tanto ricercato, ma si avvicinano pericolosamente alla qualità di videocamere di fascia media. Ciò che manca è in particolare la compatibilità con sistemi audio esterni professionali, la codifica RAW interna, il range dinamico e vari altri dettagli. In generale si tratta comunque di prodotti che non puntano al mercato cinematografico, ma che sono rivolti all’utilizzatore (anche professionista) che ricerca una fotocamera/videocamera ibrida di buona qualità con la quale possa realizzare file belli, facilmente lavorabili in post produzione e della qualità necessaria per essere presentati al cliente finale.