Protesti bancari: quando la prudenza delle banche diventa accanimento

L’accesso al credito non è mai stato più difficile come negli ultimi 10 anni. Il decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385 (TUB) ha radicalmente riformato il sistema bancario in Italia. Oggi il controllo non è più demandato alla Banca d’Italia, ma se ne occupa formalmente la Banca Centrale Europea che, tra l’altro, gestisce l’euro oltre a definire ed attuare la politica economica e monetaria dell’Unione Europea. Se vogliamo poi calare il tutto nella realtà quotidiana possiamo dire è stata attuata una forte stretta creditizia.

Quali sono le conseguenze per il mercato?

Il termine inglese credit crunch (stretta creditizia) ha praticamente reso molto difficoltoso l’accesso al credito sia per i privati sia per le aziende rallentando notevolmente la circolazione monetaria e di conseguenza anche i consumi.

Quando un ciclo economico mette in ginocchio l’accesso al credito?

Mercoledì 9 agosto 2007 sono affiorati i segnali di una crisi finanziaria, dovuta in larga parte ai mutui subprime e di conseguenza dai derivati che attualmente sono ancora in circolazione mettendo in luce la scarsa patrimonializzazione della banche domestiche ed internazionali. Quando questi eventi accadono le conseguenze immediatamente ricadono sulle persone e sulle aziende.

Cosa è successo?

Sia ieri che oggi stiamo pagando un prezzo molto elevato in termini di disoccupazione, sotto-occupazione, ridotti investimenti e consumi in calo permanente.

Ed il credito?

Non solo la conseguenza del credit cruch ha rallentato tutto, ma oggi viviamo in piena pandemia da COVID19 che ha ulteriormente appesantito tale situazione con mancati pagamenti dei mutui, il rallentamento dei rimborsi dei prestiti e dagli sconfinamenti bancari.

Quali sono le conseguenze?

I clienti delle banche, del Bancoposta e delle istituzioni finanziarie sono i privati e le aziende che oggi si trovano in affanno vuoi per le diminuite o mancate entrate nelle famiglie (la disoccupazione tocca tutte le categorie e stando agli ultimi dati che comprendono anche quelli che un lavoro non lo cercano più sembra che il dato di riferimento sia il 25%), mentre per le aziende in generale abbiamo cali di fatturato molto pesanti addirittura di oltre il 50%.

Il risultato?

Dal 1° gennaio 2021 tutte le persone ed in generale le aziende che per tre volte avranno 3 mancati pagamenti da 100 euro o 500 euro per le imprese (potranno vedersi bloccati i pagamenti dei Rid, delle bollette o degli oneri previdenziali e diventando di fatto cattivi pagatori. Ovviamente, i protesti sono in continuo aumento per le motivazioni che dicevamo e di conseguenza l’accesso al credito bancario o all’apertura di conti correnti diventa un miraggio.

Allora, che fare?

Sembra quasi che una soluzione sia molto lontana e in molti casi ci si rivolge ad amici e parenti perché ci diano una mano a non affondare. Nel mercato si può ricorrere anche soluzioni di aziende specializzate che possono essere definite banche per protestati che permette di ottenere un conto anche alle ditte individuali, di persone o di capitale che abbiano subito protesti o segnalazioni o siano fallite.

A volte essere in buona fede o possedere un periodo poco favorevole non può essere una buona motivazione perché il mondo bancario trasformi l’eccessiva prudenza in accanimento.